Obama: "Il meglio deve ancora venire". La serata storta del Gop

Barack Obama ha spazzato via quello che Charles Krauthammer, opinionista conservatore, ha definito con perfidi sottintesi “l’unico candidato repubblicano vagamente presidenziale”, Mitt Romney. La proiezione della vittoria in Ohio, crocevia delle ossessioni elettorali di qualsiasi candidato, ha dato il via alla grande festa nel quartier generale di Chicago, ma la realtà è che gli strateghi di Obama hanno bloccato sistematicamente tutte le vie esplorate da Romney nelle ultime settimane di “momentum” per arrivare alla somma di 270 grandi elettori che garantisce l’accesso (o, in questo caso, la permanenza) alla Casa Bianca. Leggi La Right Nation non ha un presidente di Paola Peduzzi - Leggi Mr President, ecco a che punto siamo con l’Iran di Daniele Raineri - Leggi L’insostenibile leggerezza strategica dell’Italia vista da Washington di Francesco Galietti
21 AGO 20
Immagine di Obama: "Il meglio deve ancora venire". La serata storta del Gop
Barack Obama ha spazzato via quello che Charles Krauthammer, opinionista conservatore, ha definito con perfidi sottintesi “l’unico candidato repubblicano vagamente presidenziale”, Mitt Romney. La proiezione della vittoria in Ohio, crocevia delle ossessioni elettorali di qualsiasi candidato, ha dato il via alla grande festa nel quartier generale di Chicago, ma la realtà è che gli strateghi di Obama hanno bloccato sistematicamente tutte le vie esplorate da Romney nelle ultime settimane di “momentum” per arrivare alla somma di 270 grandi elettori che garantisce l’accesso (o, in questo caso, la permanenza) alla Casa Bianca.
Non ha funzionato la via della Pennsylvania, quella del Wisconsin, non hanno dato frutti gli sforzi in Colorado, in Michigan e in Minnesota, il che rende vana anche un’eventuale vittoria in Florida (quest’ultima è ancora in fase di spoglio, a beneficio degli almanacchi), così come sarebbe stato vano il clamoroso ribaltone in Ohio ventilato da Karl Rove quando Obama aveva già pubblicato su Facebook l’annuncio della vittoria e i suoi danzavano in quel di Chicago. Obama batte il record del 7,2 per cento, il tasso di disoccupazione oltre il quale nessun presidente dopo Franklin Delano Roosevelt è stato rieletto: i 303 grandi elettori conquistati da Obama sembrano poca cosa rispetto alla scorpacciata elettorale del 2008 contro John McCain (il presidente è il primo in oltre 120 anni a essere rieletto con un margine minore rispetto alla prima tornata) e per questo l’obamiano New York Times scrive che “la rielezione non è il segno che una nazione divisa si è ricomposta nel giorno delle elezioni”.
L’analisi dei numeri in termini assoluti non restituisce che una pallida analogia delle pulsioni messianiche e sognanti che hanno spinto la vittoria di quattro anni fa, ma alla luce della crescita anemica e della disoccupazione che scende a un ritmo troppo blando, alla luce insomma dei dolenti dati della realtà, la riconferma di Obama ha il sapore della vittoria a valanga. Il presidente ha raccolto consensi nella working class, fra le minoranze, nell’elettorato più giovane che l’aveva incoronato nel 2008, mentre Romney è uscito soltanto marginalmente dalla comfort zone dell’elettorato repubblicano classico. Segno che il Gop ha problemi strutturali da affrontare. Con un discorso aggraziato e inevitabilmente mesto Romney ha rotto il silenzio del pubblico di Boston, ha augurato successo al presidente con cui ha lottato fino all’ultimo minuto della campagna elettorale e si è congedato dopo una serata storta oltre ogni aspettativa repubblicana.
Il discorso della vittoria del presidente è stata la cosa più simile all'annata 2008 vista negli ultimi quattro, opachi anni, un sapiente misto di valori americani, momenti di connessione emotiva, promesse di superamento delle vecchie divisiioni della politica, arte che può essere "rumorosa e controversa", ma "tutti condividiamo al speranza nel futuro dell'America". Obama ha teso la mano a Romney invitandolo a "lavorare insieme" nei mesi di trattative che aspettano la Casa Bianca e il Congresso. "Il compito di perfezionare l'unione va avanti – ha detto – ma è merito vostro perché voi avete riaffermato lo spirito della nazione" e "per l'America il meglio deve ancora venire". Questa notte "avete votate per l'azione", ha detto Obama, che ha promesso di lavorare con entrambi gli schieramenti per ottenere i risultati che l'America può soltanto raggiungere quando è unita.

I democratici consolidano il controllo del Senato, con le vittorie importanti di Tim Kaine in Virginia, Elizabeth Warren in Massachusetts e Christopher Murphy in Connecticut; contestualmente l’ala liberal esulta per le vittorie nei referendum a livello statale sul matrimonio gay, sull’aborto e sulla legalizzazione della marjuana. Al Gop rimane il controllo della Camera conquistata nel 2010, unico ostacolo per un presidente che governerà nei prossimi quattro anni libero dal fardello di una nuova sfida elettorale.